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Pillole di storia – 13 novembre 1868: a Passy muore Gioachino Rossini

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Come oggi era un venerdì 13. Centocinquantadue anni fa Gioachino Rossini moriva nella sua villa di Passy, alle porte di Parigi, per i postumi di un’operazione chirurgica. Aveva settantasei anni e da quasi quaranta s’era ritirato dall’agone teatrale: cionondimeno, erano ancora tanti quelli che lo consideravano il più grande compositore d’opera vivente. La notizia della sua morte fece subito il giro del mondo, ma il primo a venirne a conoscenza fu il pubblico dell’Opéra di Parigi. Era in corso una rappresentazione degli Huguenots di Meyerbeer, l’altro gigante del teatro d’opera del tempo, scomparso quattro anni prima. Il critico musicale della «Revue contemporaine» Maurice Cristal (alias Maurice Germa) ci ha lasciato una cronaca toccante di quei momenti: la ripropongo qui, come un lumino acceso alla memoria del Cigno.

“Nel momento in cui il sipario si alzava per la quarta volta […] arrivò improvvisa la triste notizia: era giunta infine a termine la dolorosa agonia del maestro che coi suoi capolavori aveva tanto onorato il nostro teatro dell’Opéra. Un velo di lutto si stese sulla sala e, mentre la partitura giungeva tristemente a conclusione, si parlava soltanto di quella morte che colpiva di nuovo l’arte. Nel vestibolo dell’Opéra è collocata la statua di Rossini. Non c’è uomo, non c’è donna che non abbia sentito l’emozione salire al cuore, e forse le lacrime agli occhi, passando davanti a quest’immagine, eretta mentre il maestro viveva e che ora si potrà collocare sul suo mausoleo. Quale stupore. Come! Rossini muore, Rossini è morto! I grandi uomini non muoiono. E, in effetti, l’artista meraviglioso non è morto. Quel ch’egli fu, la sua anima, il suo genio, tutto questo non muore, tutto questo sopravvive nell’immortalità”.

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