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Mirella Freni, una voce storica amata dai più grandi direttori

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Il ricordo di Mirella Freni, scomparsa ieri all’età di 84 anni nella sua amatissima Modena, è indissolubilmente legato a molte rappresentazioni scaligere spesso accolte con esiti trionfali. Voce da soprano lirico puro, la giovane Freni trovò nel repertorio pucciniano e in quello di alcune opere francesi (Manon di Massenet, Margherita del Faust e Micaela di Carmen) il suo terreno d’elezione. Il bel timbro caldo e affettuoso, perfettamente riconoscibile, a volte velato da una sottile patina di melanconia, la fecero interprete ideale di Mimì della Bohème, spesso cantata sotto la direzioni di grandi divi della bacchetta, Herbert von Karajan e Carlos Kleiber in primis.

Karajan in particolare, la volle protagonista di indimenticabili incisioni discografiche e rappresentazioni teatrali. Fu soprattutto al suo fianco, pungolata dal grandissimo concertatore, che la Freni raggiunse le vette della propria carriera. La già citata Mimì, Cio-Cio-San della Madama Butterfly (ruolo mai cantato in scena), Elisabetta del Don Carlo, Desdemona di Otello possono ben a ragione definirsi esecuzioni storiche, con le quali bisognerà sempre fare i conti. Karajan seppe portare la nostra Freni a sottigliezze di fraseggio, gioco di dinamiche e sfumature, che non sempre la grande emiliana sapeva regalare spontaneamente al proprio pubblico. In altri personaggi per i quali sembrava essere nata, Adina de L’elisir d’amore, Maria della Figlia del reggimento, Susanna (irresistibile Susanna!) delle Nozze di Figaro, Mirella Freni poteva ben procedere per proprio conto, forte di una sensibilità, di una simpatia e di una umanità che erano sua seconda natura.

Un altro direttore con il quale la Freni seppe trovare un accordo quasi perfetto fu Claudio Abbado. Memorabile, per chi ebbe la fortuna di assistervi, fu la loro esecuzione del verdiano Simon Boccanegra, apertura scaligera del 1971, a fianco di Cappuccilli e Ghiaurov con la magnifica, indimenticabile, regia di Giorgio Strehler. Abbado la volle al suo fianco anche nelle tante esecuzioni della Messa da Requiem di Verdi, eseguendo la quale la Freni raggiunse vertici vocali e interpretativi difficilmente eguagliabili. Dopo averla fatta cantare quale improbabile Contessa nelle Nozze di Figaro, Abbado la volle protagonista della stagione 1977/78 che segnò il bicentenario del Teatro alla Scala, in un Don Carlo inaugurale che resterà nella memoria di chi lo vide.

Più interlocutori, artisticamente parlando, furono invece i rapporti della Freni con il grande Riccardo Muti, che la scelse per un Ernani accanto a Placido Domingo. I ruoli di soprano drammatico d’agilità, ai quale la Freni si accostò sempre con grande prudenza e circospezione, non furono mai completamente nelle sue corde. Celebri, infatti, rimangono le contestazioni che accolsero la sua Violetta in Traviata nel 1964, unico vero dispiacere che Mirella Freni dovette subire nella sua lunga carriera. Nel pieno della propria maturità vocale e artistica, la Freni decise di ampliare il proprio repertorio. Eccola allora, sorprendentemente, avvicinarsi a Čajkovskij, incarnando magnificamente Tat’jana in Eugenio Onegin e Lisa nella Dama di picche. Altro “azzardo”, ma perfettamente valutato e calcolato com’era suo costume, fu quello di esplorare, proprio sul palcoscenico scaligero, alcuni capolavori del Verismo. Ammirevolmente sostenuta dall’irresistibile Gianandrea Gavazzeni, Mirella Freni riuscirà a essere una Adriana Lecouvreur e, soprattutto, una Fedora credibilissime, nonostante le doti di “grande attrice tragica” non le appartenessero. Gli ultimi anni furono segnati dall’incontro con un altro divo della bacchetta, il compianto Giuseppe Sinopoli. Sotto la sua direzione Mirella Freni rivisiterà alcuni personaggi di Puccini (Manon Lescaut, Butterfly, Tosca) regalandoci, di nuovo, esecuzioni indimenticabili.

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