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La denuncia di Assolirica: gli artisti italiani senza tutele

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La situazione è difficile e richiede azioni immediate per salvaguardare il settore dello spettacolo dal vivo e chi vi lavora. Questa è la motivazione principale che sta animando il dibattito promosso da Assolirica, organizzazione nata a Verona con lo scopo di tutelare il comparto musicale dell’opera lirica. “Dobbiamo stare assieme e affrontare i problemi, cercando soluzioni e strategie, per renderli meno pesanti – secondo il compositore ed ex sovrintendente Marco Tutino, uno dei 400 membri dell’associazione -. Ma nel contempo avanzare richieste legittime, che saranno ascoltate solo se siamo tanti e se siamo uniti. Per riconquistare dignità e rispetto e, se serve, per combattere battaglie giuste”.

L’opera lirica non è un intrattenimento qualsiasi, ma è profondamente rappresentativa dell’identità culturale italiana. Con questa consapevolezza, Assolirica pensa sia possibile progettare il futuro del mestiere musicale e del suo ruolo nelle istituzioni che se ne servono. Un ruolo attivo e propositivo, e non semplicemente quello di chi deve eseguire ordini senza mai poter intervenire. Il presidente Gianluca Floris afferma che la pandemia da Covid si è abbattuta anche sull’opera lirica italiana. “L’Italia è l’unico Paese dove la lirica è in crisi, in controtendenza rispetto a quello che succede in tutto il resto del mondo. Da noi non esiste un riconoscimento legale e normativo delle professioni di cantante lirico, regista, direttore d’orchestra, compositore, coreografo, scenografo, danzatore. Altrove nel mondo esistono invece garanzie di esecuzione dei contratti, indennità di cancellazione, maternità, malattia, disoccupazione nei periodi di non impiego, diritti di sfruttamento della nostra immagine e della nostra prestazione. Per ottenere questo dovremmo essere riconosciuti dallo Stato. Abbiamo subìto cancellazioni senza indennizzi e senza impegni di reimpiego in futuro, siamo rimasti senza reddito. Vogliamo partecipare (ecco il senso di Assolirica) alla stesura di una ampia riforma del comparto assieme a tutti gli altri portatori di interesse del settore, per finalmente ottenere il riconoscimento legale delle nostre professioni e le conseguenti tutele. A settembre dovevano tenersi gli ‘stati generali della musica’ come aveva annunciato il Ministro Franceschini, poi modificate in audizioni per la storia del Covid. Assolirica intende essere tra i protagonisti del dibattito, perché senza un riconoscimento de iure, le giovani generazioni continueranno a rinunciare a fare dell’opera lirica il loro futuro. Insomma, senza un inquadramento di queste professioni, l’Italia rischia di perdere di fatto il patrimonio che più le è riconosciuto in tutto il pianeta: il che sarebbe un vero paradosso”.

Nel direttivo di Assolirica, anche Rosanna Savoia, soprano, che amplia il dibattito dell’associazione mettendo il dito sulla grave situazione in cui versano “gli artisti lirici, i cantanti, i direttori, i registi”: tutta quella massa di figure “indispensabili alla realizzazione di uno spettacolo d’opera”. “Fino a vent’anni fa – sostiene – la situazione era molto diversa: un artista lirico protestava per l’ordine del nome sui cartelloni, un cachet non corrispondente alle difficoltà del ruolo o al livello di carriera, persino per avere un camerino più bello in teatro. Poi la prassi ha ucciso lentamente e inesorabilmente le tutele nelle scritture teatrali”.

Rosanna Savoia ricorda quindi la lista dei cachet promossa dal ministro Rocco Buttiglione del 2006, dove si ridimensionavano i compensi degli artisti, e la “fallita Riforma Veltroni” del 1996, mentre le Fondazioni si vedevano fortemente ridotti gli introiti del FUS, costringendole a fare sempre più i conti con la cassa e con i conseguenti disavanzi di bilancio. “L’artista, considerato un fornitore nella voce debitoria (i lettori forse ignorano questa curiosità nella stesura dei bilanci delle Fondazioni), finisce per essere così pagato sempre con ritardi, persino di anni, costringendolo spesso a promuovere atti legali di forza (messe in mora, decreti ingiuntivi), che provocano poi inesorabili cancellazioni dalle scelte future del teatro”. Molti tacciono e attendono in silenzio. La lista Buttiglione diventa un miraggio per moltissimi. Un ruolo da protagonista per un artista riconosciuto “con carriera consolidata riceve un compenso che è equivalente o quasi al compenso per un esordiente”. “Di chi la colpa?” si chiede Rosanna Savoia. “Sicuramente degli artisti, in parte almeno, già in competizione gli uni con gli altri per ottenere una scrittura, per mantenere un livello artistico elevato, che non hanno avuto le energie di compattarsi e lottare per i loro sacrosanti diritti. Ma non si può fare solo autocritica. Qui c’è un sistema da riformare e bisogna farlo invitando al tavolo, legittimamente, chi fa questo mestiere. Gli artisti lirici chiedono di diventare ‘parte sociale’ e di venire legittimati a difendersi. Chiedono di essere ascoltati fuori dal palco. Durante questa falsa ripartenza sono stati lasciati sul luogo di lavoro, senza protocolli di sicurezza reali e uniformi, messi in quarantena a loro spese in case che non conoscono, costretti ad accettare ingaggi ridotti al minimo e senza certezze, affidati solo alla buona volontà dei singoli direttori artistici e direttori”.

www.assolirica.it

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