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Effetto Covid: la drammatica situazione dei teatri europei

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La pandemia di Covid-19 continua inarrestabile la propria corsa e, come naturale, sta costringendo i governi nazionali a prendere misure drastiche per cercare di frenare la curva dei contagi. Nel Belpaese, com’è noto, con il Dpcm del 24 ottobre “sono sospesi gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto” almeno fino al 24 novembre. Una decisione radicale e gravosa, che rischia di mettere ancora più in crisi un settore già in difficoltà da anni, alla quale i numerosi lavoratori coinvolti hanno reagito, venerdì 30 ottobre, con una manifestazione dal significativo titolo “L’assenza spettacolare”, una protesta unitaria organizzata dai tre sindacati confederali di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil, un sit-in pacifico in parecchie piazze d’Italia, da Milano a Palermo, da Trieste a Cagliari, da Torino a Pescara. Alcuni teatri hanno stabilito, inoltre, di proseguire comunque la propria attività, proponendo le rappresentazioni già in cartellone senza pubblico e in streaming (spesso gratuito), così da non fermarsi e salvare, per quanto possibile, il lavoro. Dura lex, sed lex, con l’augurio – speriamo non vano – che le tanto attese inaugurazioni di stagione (dal 7 dicembre scaligero con Lucia di Lammermoor, al Fidelio di Myung-Whun Chung alla Fenice, a Don Giovanni diretto da Daniele Gatti al Teatro dell’Opera di Roma) possano avere luogo, in un modo o nell’altro.

Se la situazione italiana è difficile, non è che Oltralpe e nel resto dell’Europa continentale vada meglio, tra restrizioni di varia natura, coprifuochi e confinamenti, il tutto in costante aggiornamento di ora in ora. Il Consiglio federale in Svizzera ha indetto, il 28 ottobre, nuove misure per arginare la seconda ondata di Coronavirus: tra queste, sono vietati gli eventi con più di 50 persone e le attività sportive e culturali con oltre 15 partecipanti. Vengono così annullate, al Grand Théâtre de Genève, le ultime recite di Věc Makropulos di Leoš Janáček, dirette da Tomáš Netopil; al Konzert Theater Bern chiudono i battenti sino al 23 novembre; il Lucerne Festival è costretto a cancellare il minifestival Beethoven farewell, calendarizzato dal 20 al 22 novembre e con la presenza di artisti del calibro del pianista Igor Levit e della violinista Patricia Kopatchinskaja. Drammatica è, poi, la condizione dell’Opernhaus Zürich, obbligata a fermarsi almeno sino a fine novembre e a ricorrere con effetto immediato alla formula del Kurzarbeit (programma attraverso il quale i dipendenti possono ridurre drasticamente le proprie ore di lavoro a parità di salario, stipendiati per la maggior parte dallo Stato invece che dall’ente privato), evitando così licenziamenti di personale (ricordiamo che il teatro zurighese è responsabile della sussistenza di 750 impiegati). Con questa chiusura tempestiva l’Opernhaus prevede, per il solo mese di novembre, il mancato incasso di circa 2 milioni di franchi svizzeri. Fra gli spettacoli che non andranno in scena, citiamo almeno la nuova produzione de L’Olimpiade di Pergolesi, con Ottavio Dantone sul podio dell’Orchestra La Scintilla; la prima mondiale dell’opera per ragazzi Alice im Wunderland su musica del compositore veneto Pierangelo Valtinoni; le recite dei balletti La bella addormentata nel bosco e Anna Karenina, entrambi su coreografia di Christian Spuck; il revival della Manon di Massenet allestita da Floris Visser nel 2019, questa volta con Fabio Luisi, Vannina Santoni e Benjamin Bernheim. Si aggiunga come l’Opernhaus, per andare in scena in sicurezza, da settembre abbia adottato un escamotage se vogliamo discutibile (i puristi probabilmente storceranno il naso), ma che ha permesso dal 20 settembre a oggi ben oltre 30 alzate di sipario tra opere, balletti e concerti: orchestra e coro non si esibiscono più in loco, ma in una sala prove attigua, e vengono trasmessi in diretta grazie a una tecnologia sopraffina e all’avanguardia, già in uso da anni presso il Bregenzer Festspiele. Si registrano modifiche alla stagione concertistica di LuganoMusica, con rimodulazioni del cartellone e il concerto di Riccardo Muti e Maurizio Pollini per il momento sospeso.

Rimanendo in area tedescofona, in Germania la cancelliera Angela Merkel il 28 ottobre ha annunciato che, per contrastare l’avanzata del virus, dal 2 novembre chiuderanno per un mese cinema, teatri e altri luoghi di aggregazione sociale (quali ristoranti, bar, palestre e saloni di bellezza). Vengono così cancellate, alla Staatsoper Unter den Linden di Berlino, attese produzioni come il mozartiano Mitridate, re di Ponto, Orfeo ed Euridice di Gluck con il controtenore Bejun Mehta, ambedue dirette da Marc Minkowski, e L’Orfeo di Monteverdi con regia e coreografia di Sasha Waltz, oltre agli altri eventi del festival BAROCKTAGE che si sarebbe dovuto tenere nel teatro berlinese. La Bayerische Staatsoper, che il 1 settembre ha inaugurato con gran successo con la prima esecuzione assoluta di 7 Deaths of Maria Callas di Marina Abramović, ovvierà all’interruzione delle attività per il mese di novembre con la proposta di spettacoli in streaming, quali Die Vögel di Walter Braunfels, tratto dall’omonima commedia di Aristofane e con regia dell’enfant terrible Frank Castorf (per intenderci, l’autore del contestatissimo Ring di Bayeruth); saltano, ovviamente, le recite previste del balletto Paradigma, coreografato da Wayne McGregor, oltre a quelle dell’opera di Braunfels, di Tosca con i divi Anna Netrebko e Yusif Eyvazov, il concerto straussiano con Diana Damrau e Klaus Florian Vogt diretti da Dan Ettinger, nonché la prima di Falstaff con Michele Mariotti, Wolfgang Koch e Ailyn Pérez. La Semperoper Dresden ha annullato tutto il proprio calendario dal 2 al 30 novembre, la Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks ha sospeso i concerti programmati per il mese di novembre (tra gli altri, le serate con Franz Welser-Möst, Esa-Pekka Salonen e il soprano Camilla Nylund).

Pure in Austria, che sino a poco tempo fa sembrava navigare in acque tranquille, il cancelliere Sebastian Kurz ha ufficializzato un confinamento dal mezzogiorno del 3 al 30 novembre, unito a un coprifuoco dalle otto di sera alle sei del mattino: giù le serrande per teatri, musei, ristoranti e centri sportivi. Puntando sullo streaming gratuito, la Wiener Staatsoper deve giocoforza sospendere le recite di ben nove differenti produzioni tra opera (Evgenij Onegin nel noto allestimento di Dmitri Tcherniakov, A midsummer night’s dream diretta da Simone Young, Cavalleria rusticana/Pagliacci con storica regia di Jean-Pierre Ponnelle, Roméo et Juliette, Ariadne auf Naxos diretta da Christian Thielemann, Arabella, Werther con Piotr Beczala, La bohème di Zeffirelli) e balletto (Mahler, Live su coreografia di Hans van Manen e Martin Schläpfer). Nei mesi di settembre e ottobre il teatro viennese, rispettando le regole per la sicurezza degli spettatori, ha raggiunto una presenza media di oltre il 90% di pubblico, pur senza abbonati o turisti e con alcune serate sold out. Mentre al Theater and der Wien temporeggiano, cercando di capire se è possibile un’alternativa, alla Volksoper Wien l’operetta di Offenbach Le roi Carotte (qui eseguita in tedesco, König Karotte) del 2 novembre sarà l’ultima alzata di sipario fino al 1 dicembre, quando dovrebbe andare in scena il musical Cabaret di John Kander.

Virando velocemente a est e nei Balcani, teatri chiusi anche in paesi come Repubblica Ceca, Romania, Slovenia, mentre in Croazia, Serbia (dove è atteso un concerto di gala con Maria Guleghina all’Opera & Theatre Madlenianum di Belgrado), Ungheria, Ucraina, Polonia e Russia pare riescano ad andare tranquillamente in scena, per il momento. Blocco parziale anche in Grecia, con coprifuoco notturno e chiusura per un mese di teatri, cinema, musei, ristoranti, bar e palestre ad Atene e in altre grandi città; dovrebbero quindi saltare, alla Greek National Opera, le repliche di Madama Butterfly con Kristīne Opolais e Cellia Costea, regia di Hugo de Ana.

Spostandoci ora in Francia, a fronte dei livelli record di contagi registrati ultimamente, con più di 40.000 nuovi positivi al giorno e il virus che circola tra la popolazione a una velocità imprevista, il presidente Emmanuel Macron ha annunciato in tv uno stringente lockdown nazionale, in vigore dal 30 ottobre e almeno sino al 1 dicembre. Vengono cancellate, così, produzioni di rilievo come, al Théâtre des Champs-Elysées, la Salome di Krzysztof Warlikowski con Patricia Petibon, Gábor Bretz e Sophie Koch, o il monteverdiano Combattimento di Tancredi e Clorinda, protagonista il mezzosoprano Magdalena Kožená. Sempre nella capitale, l’Opéra national de Paris è costretta a chiudere, rimandando a data da destinarsi la Tetralogia Der Ring des Nibelungen in forma di concerto, con artisti wagneriani del calibro di Ricarda Merbeth, Iain Paterson, Andreas Schager, Eva-Maria Westbroek e Jonas Kaufmann diretti da Philippe Jordan. Serrata a livello nazionale, appunto, quindi teatri inaccessibili dal nord al sud del paese, con inevitabili ripercussioni economiche e tanta amarezza.

Nel Principato di Monaco, invece, l’Opéra de Monte-Carlo sta cercando soluzioni per ovviare al coprifuoco dalle 20 alle 6 del mattino che, fino al 1 dicembre, interesserà il regno monegasco. Il Belgio, uno degli stati europei maggiormente colpiti da questa seconda ondata, ha inizialmente proibito eventi culturali e aggregativi dal 26 ottobre al 19 novembre, salvo poi introdurre misure ancora più restrittive, con un isolamento dal 2 novembre a metà dicembre. Ne esce così fortemente penalizzata l’interessante stagione lirica del Théâtre Royal de la Monnaie di Bruxelles, con l’annullamento di spettacoli come, a esempio, le ultime repliche di Die tote Stadt di Korngold (regia di Mariusz Treliński), una rarità mozartiana (Der Schauspieldirektor) diretta da Alain Altinoglu, la totalità delle recite del Falstaff di Laurent Pelly, che avrebbe visto sul palco – fra gli altri – celebri artisti italiani (Roberto Frontali, Mattia Olivieri e Daniela Barcellona). All’Opéra Royal de Wallonie di Liegi niente da fare per l’Hamlet di Ambroise Thomas e La traviata con Patrizia Ciofi e Leo Nucci guidati dalla bacchetta di Speranza Scappucci. Nei Paesi Bassi già da metà ottobre è in atto un blocco parziale, previsto sino all’11 novembre, con il divieto di assembramento di oltre 30 persone; teatri, quindi, impossibilitati a lavorare, con la Dutch National Opera & Ballet di Amsterdam obbligata a rimandare o cancellare numerose performances (come l’opera per bambini di Leonard Evers Goud!, o Le nozze di Figaro diretta da Riccardo Minasi), e con l’incertezza di non poter riprendere a pieno ritmo nemmeno dopo l’11 novembre.

Rivolgiamo ora lo sguardo alla penisola iberica: anche qui, il panorama è sconfortante. In Catalogna sono sospese le attività culturali in presenza di pubblico e, per questo motivo, il Gran Teatre del Liceu di Barcellona ha annullato tutte le attività fino al 24 novembre (saltano, così, le repliche di Don Giovanni con regia di Christof Loy, protagonisti Christopher Maltman, Luca Pisaroni, Miah Persson e Veronique Gens; il balletto di Thierry Malandain Marie-Antoinette; l’esecuzione in forma di concerto di Mitridate, re di Ponto). Nel resto della Spagna non è invece messo in conto, al momento, un’ulteriore stretta delle maglie con conseguenti chiusure dei teatri.

Terminiamo la nostra panoramica nei Paesi scandinavi, dove si respira un’atmosfera apparentemente più serena: seppur con ingressi contingentati, numeri ridotti di spettatori, distanziamento sociale, stagioni ripensate e rimodulate, in teatri quali il Det Kongelige Teater di Copenaghen, la Kungliga Operan di Stoccolma, la Malmö Opera, Den Norske Opera & Ballett di Oslo, gli spettacoli stanno andando regolarmente in scena, e non mancano certo le trovate originali o fantasiose. Alla Ooppera & Baletti di Helsinki, per esempio, ha debuttato lo scorso 28 agosto Covid fan tutte, adattamento satirico e in chiave potentemente attuale ispirato al capolavoro di Mozart Così fan tutte, con libretto originale della scrittrice di romanzi gialli Minna Lindgren e importanti solisti finlandesi come Karita Mattila e Tommi Hakala diretti da Esa-Pekka Salonen.

Concludendo, è innegabile come la pandemia da Covid-19 stia gravando pesantemente su vari settori, compreso quello culturale e, più in particolare, teatrale. Un ambito, quello dello spettacolo dal vivo e delle arti performative, che sta purtroppo dimostrando una crisi più o meno profonda un po’ in tutta Europa, anche in quegli stati dove sembrava, a prima vista, ci fosse una situazione idilliaca. Lo sforzo per uscirne sarà oltremodo impegnativo e faticoso, occorrerà tenere ben saldo il timone, essere creativi e, soprattutto, coraggiosi, operando scelte giuste e dettate dal buonsenso. Serviranno risolutezza e intraprendenza da parte di tutti – teatri, governi nazionali, lavoratori del settore, spettatori – , perché avvengano una rinascita e una ripresa solide e durature.

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