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Ci ha lasciati Ezio Bosso. Aveva 48 anni

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“Chi fa musica è un operatore culturale. La musica è memoria per natura” diceva Ezio Bosso in una lunga intervista rilasciata nel 2017 a Connessi all’Opera. Direttore d’orchestra, pianista e compositore popolarissimo ma, al contempo, divisivo, si è spento oggi a 48 anni, nella sua casa di Bologna, stroncato da una malattia neurodegenerativa con la quale conviveva dal 2011.

Classe 1971, nativo di Torino, Bosso si è avvicinato sin da bambino alla musica, debuttando come solista in Francia a 16 anni, studiando contrabbasso, composizione e direzione d’orchestra all’Accademia di Vienna e collaborando inizialmente con diverse orchestre europee tra cui Chamber Orchestra of Europe, Festival Strings Lüzern, Deutsche Kammer-Virtuosen. La Musica, appunto, la sua Musa, la sua precipua ragione di vita, la sua passione (“Ho sempre fatto musica col cuore”) che lo spingeva a combattere sempre, contro il dolore, contro la malattia, contro i pregiudizi e la cattiveria (“La funzione della musica è di eliminare il pregiudizio”). Sempre per amore della musica si è esibito, nel 2016, sul palco dell’Ariston durante la seconda serata del Festival di Sanremo (“Questa apparizione al Festival l’ho fatta per spirito di servizio nei confronti della musica, a cui dedico tutto me stesso”), fortemente voluto dal conduttore Carlo Conti, emozionando e conquistando tutti con la sua umanità, la sua forza d’animo, le sue parole e, ovviamente, con la sua musica, suonando con delicatezza e pathos al pianoforte un suo brano del 2015, “Following a bird” dall’album The 12th Room.

Compositore fantasioso, poliedrico e prolifico, non amava definirsi eclettico (“L’eclettismo non esiste, è un’invenzione di chi ha dimenticato la storia e la prassi musicale nei secoli”); nel corso degli anni ci ha regalato molteplici composizioni: cinque sinfonie (vogliamo almeno citare la struggente bellezza della Sinfonia n.1 Oceans); musica per orchestra; musica da camera per voce e strumenti; colonne sonore di film come Io non ho paura e Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores; musica per balletti e spettacoli teatrali; quattro opere liriche (Alcina, Mercuzio, Simone e il mago, Orlando).
Protagonista, a partire dal 2015, di un’intensa attività concertistica, dopo anni di forzata pausa Bosso ha lavorato con rinomate orchestre italiane, riempiendo ogni volta i teatri: Orchestra Filarmonica del Teatro La Fenice di Venezia; Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, di cui è stato Direttore principale ospite; Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia; Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli; Orchestra Filarmonica Toscanini di Parma; Orchestra Filarmonica del Teatro Verdi di Salerno. Nel 2017 è stato nominato Direttore stabile residente del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, dove avrebbe voluto realizzare lodevoli progetti divulgativi (“Mi piacerebbe istituire una lettura aperta alle persone, non solo ai giovani, a tutti. Farne un appuntamento musicale”). Sempre nel 2017, ha fondato a Cremona la StradivariFestival Chamber Orchestra, orchestra d’archi formata da musicisti dei migliori ensemble italiani ed europei, oggi Europe Philarmonic Orchestra. Come artista era, comunque, già rinomato prima della malattia del 2011 e della comparsa a Sanremo, avendo diretto in tutto il mondo compagini prestigiose come London Symphony Orchestra, Orchestra del Teatro Regio di Torino, Orchestra dell’Accademia della Scala, Bonn Kammer Orchester, Orchestra dell’Accademia Mozart, Orchestra Verdi di Milano, Sydney Youth Orchestra, a fianco di solisti del calibro del violoncellista Mario Brunello e dei violinisti Francesco Manara e Sergej Krylov.

Tra i numerosi eventi teatrali accolti con entusiasmo e grande successo di pubblico, è doveroso quanto meno ricordare il recital nel Cortile della Pilotta per la rassegna ParmaEstate 2016; il suo trionfale debutto, nel 2017, al KKL Luzern in un concerto pianistico; il gala operistico di beneficenza al Teatro dell’Opera e Balletto di Tbilisi, accanto al soprano Carmen Giannattasio, al mezzosoprano Nino Surguladze e al pianista Oliver Poole; il concerto, nell’estate del 2018, nella suggestiva area archeologica di Paestum; il 20 gennaio 2019 la serata di Associazione Mozart14 Grazie Claudio al Teatro Manzoni di Bologna, per ricordare il maestro Claudio Abbado a cinque anni dalla sua morte; i Carmina Burana di Carl Orff da lui diretti all’Arena di Verona l’11 agosto 2019, evento attesissimo e sold out.

Fondamentale è, poi, rammentare la sua importante attività di divulgazione musicale in Tv, specialmente le serate-evento “Che Storia è la Musica” da lui tenute su Rai3 nella triplice veste di autore, conduttore e direttore d’orchestra, in cui ha parlato al grande pubblico di Beethoven, Mozart e Caikovskij, con il suo inconfondibile sorriso e con un linguaggio semplice ma appassionato.
Con Ezio Bosso ci lascia un artista probabilmente non sempre apprezzato in certi ambienti teatrali, ma che ha insegnato a tutti noi cosa siano l’umanità, le emozioni, il coraggio; che ha saputo affrontare la vita con energia e slancio, sorridendo nonostante i numerosi ostacoli incrociati sul proprio cammino. Ma che, soprattutto, ha vissuto la propria passione per la musica con fervore, trasporto e dedizione, cercando di trasmetterla anche agli ascoltatori, e ricordandoci un assunto forse scontato ma imprescindibile: “bisogna essere curiosi”.

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