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A Venezia rinascerà il San Cassiano, primo teatro d’opera della storia

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Ricostruire in maniera più fedele possibile il teatro che ha visto la nascita dell’opera per un pubblico pagante e riportare Venezia al centro della musica operistica barocca eseguita secondo criteri storicamente informati, creando nello stesso tempo un centro internazionale di studi e ricerca in materia di prassi esecutiva e messa in scena filologicamente corrette. È questo l’ambizioso obiettivo del progetto Teatro San Cassiano, che dopo anni di incubazione, sembra abbia sempre più possibilità di realizzazione, grazie a un inedita sinergia tra interessi privati e artistici.

L’idea, un po’ folle ma entusiasticamente visionaria, si deve al fondatore e amministratore del Teatro San Cassiano Group Ltd, Paul Atkin. Imprenditore-fiscalista londinese con un passato da uomo d’affari e una passione per la musicologia culminata in una tesi di dottorato di ricerca sulla produzione operistica a Modena nel tardo ‘600, Atkin ha venduto la sua società nel 2014 per dedicarsi interamente a questo progetto. Dopo aver investito di tasca propria circa 7 milioni di sterline, ha iniziato a coinvolgere investitori privati con un lancio lo scorso autunno sulla piazza finanziaria londinese. L’obiettivo è quello di raccogliere fino a 100 milioni di capitali interamente privati senza nessun sussidio pubblico e con un modello gestionale privato sullo stile del Globe Theatre o Glyndebourne Opera House. Il ritorno economico non è il principale obiettivo ma secondo Atkin, l’iniziativa può avere successo ed essere economicamente sostenibile. Alle autorità veneziane quindi non sarebbe richiesto alcun supporto finanziario per il momento ma solo i relativi permessi e un supporto di massima a procedere, per altro già ottenuto.

Atkin ha una visione precisa e mira a una nicchia di mercato, al momento scoperta, su cui il progetto Teatro San Cassiano avrebbe un monopolio di fatto a livello mondiale. A parte tre teatri di corte barocchi con attività limitata, ad oggi né a Venezia, né in nessun altro paese europeo o del resto del mondo, esiste un teatro professionale esclusivamente attivo nell’opera barocca con messe in scena ed esecuzioni storicamente consapevoli. Non si tratta solo dell’utilizzo di strumenti d’epoca e di specialisti di settore, ma l’idea è quella di ricreare lo spazio intimo essenziale del teatro barocco e la sua dimensione acustica originaria. Al contempo si punta a ricreare lo stupore degli effetti speciali barocchi, tra ex machina che scendono dal cielo, mari ondosi, tempeste e stelle scintillanti. Il tutto, utilizzando macchinari di scena e scenografie mobili, proprio come nel Seicento. Il Teatro San Cassiano sarà l’unico teatro d’opera barocca accuratamente ricostruito e pienamente attivo al mondo. Il progetto mira ad attrarre un turismo di qualità con capacità di spesa, un turismo culturale ben lontano da quello mordi e fuggi, prevalente in laguna prima della crisi dovuta al Coronavirus. A chi teme una cannibalizzazione con gli teatri esistenti a Venezia (Fenice, Malibran, Goldoni), Atkin ha già in mente un’idea di programmazione su più livelli con una commistione di titoli noti e meno noti. Gli introiti dei primi serviranno a finanziare la riscoperta di titoli di repertorio dimenticati. Da questo punto di vista, la sovrapposizione con la Fenice dovrebbe essere limitata.

Il Teatro San Cassiano, di proprietà della famiglia veneziana Tron, viene fondato nel 1637 a Venezia. Si trattava di un edificio in pietra collocato in prossimità di Rialto, ricostruito dopo un incendio nel 1629, che distrusse l’edifico in legno del 1581. Primo teatro d’opera pubblico al mondo, ovvero con un’offerta destinata a un pubblico pagante piuttosto che un pubblico di sole famiglie nobiliari, il San Cassiano inaugura la sua prima stagione con l’Andromeda, su libretto di Benedetto Ferrari e musica di Francesco Mannelli. L’anno successivo va in scena La maga fulminata sempre frutto del sodalizio Ferrari-Mannelli. Francesco Cavalli, il più famoso compositore legato al Teatro San Cassiano, mette in scena 10 opere dal 1639 al 1659 (tra cui Le nozze di Teti e di Peleo, Gli amori d’Apollo e di Dafne, Didone, La virtù de’ strali d’amore, Ormindo, Doriclea e Titone, Il Giasone, Orimonte, Antioco, Elena) ricoprendo anche un ruolo simile a quello di direttore artistico. L’ultima prima assoluta è stata Il convitato di pietra di Giuseppe Calegari nel 1776. Nel 1807 venne chiuso per un’ordinanza napoleonica fino alla distruzione nel 1812, sempre per volontà napoleonica.

Al posto del teatro è rimasto un giardino, di proprietà di un nobile. L’area non sembra essere in vendita e pertanto, il criterio “Com’era, dov’era” adottato per la Fenice potrebbe non essere percorribile per il San Cassiano, almeno per quanto concerne il “dov’era”. Siti alternativi sono stati presi in considerazione e una decisione a proposito, deve ancora essere presa. Anche per quanto riguarda il “com’era” ci sono stati parecchi ostacoli, dal momento che non sono sopravvissuti disegni precisi o altra documentazione relativa al teatro. Alcuni documenti sono stati tuttavia messi a disposizione dall’Archivio di Stato di Venezia, incluso il progetto di estensione del San Cassiano recante le misure originali del teatro in once e piedi. Attraverso la ricerca accademica diretta da Stefano Patuzzi, la supervisione storica di Roberta Pellegriti e le ricerche d’archivio di Silvia Noca, anche grazie all’utilizzo di moderne tecnologie, lo Studio Secchi Smith di Londra, grazie ai disegni predisposti da Jon Greenfield – architetto che realizzò il londinese Shakespeare’s Globe Theatre e tra i principali esperti di ricostruzione di edifici storici – si è giunti a una ricostruzione dell’immagine (e del modello 3D) del San Cassiano. Il teatro avrà un totale di 405 posti disponibili, di cui 99 in platea (distribuiti su sei file) e il resto suddiviso su 159 palchetti di un metro di larghezza, da due posti ciascuno. La buca orchestrale sarà lunga e stretta mentre il palcoscenico avrà profondità limitata. Il palcoscenico sarà racchiuso da un arco di proscenio con lo stemma del San Cassiano.

La direzione artistica è stata affidata ad Andrea Marcon, uno specialista dell’opera barocca e dell’esecuzione storicamente consapevole, che porterà in dote al teatro la Venice Baroque Orchestra come orchestra permanente del teatro. Altre orchestre o produzioni provenienti da altri teatri, qualora compatibili con gli spazi del San Cassiano, potranno essere ospitate. Grazie a una collaborazione con il Conservatorio di musica Benedetto Marcello di Venezia, verranno anche coinvolti giovani musicisti e cantanti che avranno quindi l’opportunità di esibirsi al San Cassiano. Oltre al Conservatorio (che a giugno dello scorso anno ha ospitato un seminario di quattro giorni sul progetto coinvolgendo musicologi di tutto il mondo, architetti e musicisti), gli altri partners della società di Atkin sono la Biblioteca Nazionale Marciana, il Globe Theatre di Londra, l’Istituto Antonio Vivaldi – Fondazione Giorgio Cini e il teatro del castello Český Krumlov nella Repubblica Ceca. Proprio quest’ultimo (costruito nel 1766) fornisce un’idea di quello che il San Cassiano potrà offrire al suo pubblico. Il teatro in questione infatti, mette saltuariamente in scena opera barocche storicamente informate con utilizzo di scenografie e macchinari scenici anch’essi storicamente consapevoli. Non poteva poi mancare un’esponente di spicco della musica barocca: Ann Hallenberg, tra i mezzosoprani più celebri al mondo, è stato nominata ambasciatrice del San Cassiano, tanto da esibirsi alla presentazione londinese del progetto lo scorso anno.

Se tutto va bene ci vorranno anni, ma l’iniziativa è sicuramente affascinante e ha già raccolto il supporto di musicologi, musicisti, architetti e investitori. Per chi volesse legare il proprio nome all’iniziativa, il Teatro San Cassiano ha lanciato una campagna donazioni sul proprio sito. Non resta che aspettare, ma in un momento storico in cui viene messa in discussione la sopravvivenza stessa dei teatri (oltre che la sopravvivenza stessa di Venezia), è bello credere che vi sia un futuro legato in qualche modo al ritorno alle origini, all’amore per il teatro e a un turismo eco-sostenibile. La sfida è anche quella di ripensare quel modo di fare opera per un pubblico moderno, ma Atkin è convinto che vi sia un pubblico internazionale appassionato di musica barocca e desideroso di rivivere quelle atmosfere e sonorità dell’opera veneziana delle origini.

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