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25 anni fa ci lasciava Arturo Benedetti Michelangeli: una vita per la perfezione

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La più celebre delle sue amanti lo chiamava “Archange”. Lei è Marisa Bruni Tedeschi, madre di Carla Bruni, l’ex première dame di Francia. Lui era il più grande pianista del Novecento, Arturo Benedetti Michelangeli, del quale quest’anno cade un doppio anniversario: 100 anni dalla nascita, avvenuta a Brescia il 5 gennaio 1920, e 25 dalla morte, occorsa a Lugano il 12 giugno 1995. Rai Cultura gli rende omaggio riproponendo su Rai5 le otto puntate della serie “Grandi interpreti” a lui dedicate, condotte nel 1987 dal musicologo Roman Vlad. Diversi gli omaggi in tutto il mondo, mentre poco ha fatto fino a oggi la sua città natale (un concerto con alcuni pianisti a metà gennaio, negli spazi del Teatro Grande).

Singolare e intrigante il ritratto che ne fa lo scrittore Roberto Cotroneo, nel suo recente saggio “Il demone della perfezione” (Neri Pozza). Non una biografia del sommo pianista, ma certo un itinerario che ripercorre diversi passaggi importanti della sua esistenza, a cominciare dagli anni bresciani, dai suoi maestri, dalle sue frequentazioni. Difficile indagare la vita privata di un uomo che fece della riservatezza la sua cifra distintiva, ma alcune caratteristiche emergono bene: la sua passione didattica, la sua profonda religiosità, il suo distacco dal denaro e la sua generosità, l’amore per d’Annunzio, quello per la montagna e per le auto da corsa, addirittura la sua propensione a raccontare cose non vere… per non dire del suo essere monarchico e dell’attrazione per le donne. Aveva un animo crepuscolare e le sue parole non andavano in profondità come la sua musica: “Alfred Cortot – scrisse di lui Piero Rattalino – colse la sua inattualità quando disse che Michelangeli era la reincarnazione di Liszt. La verità è che il suo animo aveva in dosi eguali ed estreme crudeltà e dolcezza”.

Perfezione è la parola che si incontra spesso parlando di Arturo Benedetti Michelangeli. Una parola definitiva, parrebbe, eppure la ragione per cui oggi appare tanto difficile spiegare la portata rivoluzionaria del suo pianismo. Proviamo con un paragone sportivo: tutti i saltatori in alto utilizzano oggi la stessa tecnica, che sempre meno chiamano Fosbury – dal nome dell’atleta che la inventò – per il semplice fatto che nessuno salta in altro modo, meno che mai con il vecchio stile ventrale. Ecco, Michelangeli ha fatto questo: ha imposto la perfezione come parametro, rendendo scontato che il pianista dovesse eseguire la nota scritta con le minori sbavature possibili, al punto che oggi la maestria tecnica è considerata una semplice precondizione per intraprendere la carriera del pianista. No, non è stato sempre così: i grandi pianisti delle generazioni precedenti a Michelangeli – di cui in qualche caso possiamo ascoltare le registrazioni – erano sì musicalmente superlativi, ma anche imprecisi, approssimativi, mettevano volutamente se stessi e le proprie capacità al centro della scena, sacrificando non poco la fedeltà alla partitura alla necessità di stupire la platea.

Michelangeli seppe rinnovare questo rito – che si può fare risalire alle pirotecniche esibizioni di virtuosismo di Franz Liszt – prima appropriandosene, negli anni giovanili, con stupefacente furore, e poi comprimendolo in una liturgia essenziale, in cui il pianista-sacerdote dispensa ai fedeli la sublime interpretazione del testo sacro, trasfigurando la stessa materia del suono in pura contemplazione estetica. E basti, a questo proposito, ricordare la Berceuse di Chopin, dove il tocco di Michelangeli trasforma il pianoforte in un’arpa metafisica. Sebbene un simile culto della bellezza, in questa versione profetica e ascetica, rimanga un modello inarrivabile, la tensione alla perfezione, come dicevamo, è diventata invece patrimonio comune, un sostrato su cui poggiano pianismi persino antitetici, come quello irruente di Martha Argerich o quello analitico di Grigory Sokolov. Non avere un erede, ma essere presente in ogni pianista venuto dopo di lui; questa, crediamo, è la vera eccezionalità di Benedetti Michelangeli.

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