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Pierangelo Conte – L’intervista

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Avevamo chiesto all’Opera di Firenze un semplice comunicato stampa che illustrasse la prossima stagione e con nostra grande sorpresa il Maestro Pierangelo Conte, dal 2014 coordinatore artistico del massimo teatro fiorentino, si è gentilmente offerto di presentarla e commentarla personalmente ai nostri lettori. Lo incontriamo nel cortile di Palazzo Pitti, sede delle attività musicali estive dell’Opera di Firenze, poco prima dell’inizio di un concerto diretto da Sergio Alapont.

“A giugno abbiamo presentato un anno di attività, tutto quello che sarà compreso fra il primo settembre 2016 e il primo ottobre 2017. Avremo 141 recite d’opera, 65 concerti, più un gran numero di prove aperte alla città, agli studenti, alle associazioni e al mondo del volontariato. Si tratta quindi di uno sforzo notevole e ampio da leggere in tre dimensioni, poiché tre sono anche gli obiettivi di strategia e di offerta artistica: il Festival che si riduce, in termini temporali, tra la fine di aprile e la fine di maggio; una stagione estiva a Palazzo Pitti di due mesi, giugno e luglio, con quattro titoli d’opera e sette concerti, e il mese di settembre che invece si terrà all’Opera di Firenze, con una trilogia pucciniana (La Bohéme, Tosca e Madama Butterfly); una stagione lirico-sinfonica tradizionale che si estende da fine settembre fino agli inizi di aprile. Questo è il modello cui stiamo lavorando, un modello integrato che prevede al suo interno tre differenti mentalità, tre differenti obiettivi che esprimono la volontà di offrire al pubblico un’offerta varia. Oltre all’opera e ai concerti vedremo il ritorno del balletto con l’Hamburg Ballet e altre proposte pensate per interessare un pubblico diverso, il pubblico giovane, come ad esempio La trilogia degli anelli al Nelson Mandela Forum con la proiezione dei celebri film di Peter Jackson e l’esecuzione dal vivo delle colonne sonore con orchestra, coro, coro di voci bianche e solisti; interessantissimo è anche il progetto di fine anno che vedrà come protagonista Mika, artista di ampie vedute, colto ed intelligente, amante della musica classica. Tornando alla stagione estiva del 2017 vorrei sottolineare il fatto che si compone di sette titoli, quattro dei quali qui a Palazzo Pitti, di cui tre riprese (Il barbiere di Siviglia, L’elisir d’amore e La traviata), più un nuovo allestimento de La Cenerentola, e sette concerti affidati a giovani direttori di vaglia che dirigeranno anche prime parti dell’orchestra, come accadrà fra l’altro stasera, in questo concerto in cui abbiamo la fortuna di avere come solista Patrizio Serino, primo violoncello dell’orchestra, un’orchestra formata da ottimi professori che ci pare giusto valorizzare. Nel mese di settembre, come accennato, avremo la trilogia pucciniana all’Opera di Firenze. Questo progetto verrà ripetuto nel 2018: a giugno presenteremo un ciclo di Brahms diretto dal Maestro Zubin Mehta, e a settembre torneremo all’Opera di Firenze con un’altra trilogia, verdiana questa volta, Rigoletto, Il trovatore e La traviata diretta da Fabio Luisi. Il Maggio 2017 si aprirà con Don Carlo diretto da Mehta in un allestimento nuovo per l’Italia, molto bello e di sapore tradizionale, firmato da Giancarlo Del Monaco; il secondo titolo sarà Idomeneo nella produzione di Damiano Michieletto del Theater an der Wien, e poi tornerà la prosa con Alessandro Talevi che firmerà uno spettacolo basato sulle musiche de L’Histoire du soldat di Stravinskij. Insieme a questi titoli vi sarà un numero considerevole di concerti che vedranno protagonisti soprattutto Mehta ma anche Karl Heinz Steffens e Kristjan Järvi (con Stefano Bollani), un potpourri di grandi nomi in cui protagonista sarà il dialogo fra i brani del Novencento e contemporanei con il repertorio della grande tradizione. In particolare ci sarà una linea d’indagine rivolta a Bruckner con il Te Deum, la quarta e la settima sinfonia. Durante la stagione invece proseguiremo il nostro percorso arricchendolo notevolmente di titoli di grande impatto sul pubblico come Nabucco e La Bohème, ma anche Semiramide. A Firenze abbiamo la fortuna di avere due grandi artisti che vivono in questa città, il Maestro Bruno Campanella e il soprano Jessica Pratt, direttore e protagonista di Semiramide. A questo proposito posso fare un’anticipazione svelando che nella stagione successiva questi due specialisti del belcanto si riuniranno ne I Capuleti e i Montecchi. Ritorneremo poi a un repertorio, quello francese, che non è stato molto presente a Firenze negli ultimi anni: dopo Les pȇcheurs de perles della stagione appena passata, proporremo nel gennaio 2017 Faust in un allestimento forte, anche duro direi, di David McVicar, un allestimento che in Italia si è visto soltanto a Trieste in co-produzione con il Covent Garden di Londra. Chiuderà la stagione Die Zauberflöte con regia di Damiano Michieletto, una co-produzione fra Firenze e il Teatro La Fenice di Venezia, diretto da Roland Böer, grande mozartiano già apprezzato qui in Così fan tutte. A questi grandi titoli affianchiamo una serie di curiosità come Il vento della sera di Offenbach e Il viaggio di Roberto di Paolo Marzocchi, interpretati dagli studenti dell’Accademia, veri e propri professionisti. Il nostro scopo è quello di formarli e poi come Fondazione vogliamo anche inserirli nella programmazione: metterli a fianco di una stella come Chris Merritt in Hänsel e Gretel ha rappresentato sicuramente per loro un momento di grande crescita artistica. Adesso alcuni ci devono lasciare per intraprendere la loro carriera, e abbiamo già emesso un bando, abbiamo già fatto una prima selezione riducendone il numero a 110 che verranno ulteriormente scremati il 27 luglio quando ci saranno le finalissime da cui ricaveremo sei elementi che frequenteranno l’Accademia l’anno prossimo. Mi piace ricordare l’esperienza di Patrick Kabongo, il tenore congolese-francese che sotto le attentissime cure di Bruno Campanella abbiamo potuto inserire nel cast alternativo de L’Italiana in Algeri in un ruolo difficilissimo come quello di Lindoro. L’anno prossimo gli studenti saranno coinvolti in un progetto di carattere nazionale dal titolo La scuola de’ gelosi di Salieri, progetto che nascerà a Legnago e che girerà un po’ in tutta Italia, esempio virtuoso di collaborazione fra teatri. Sarà una nuova produzione di Italo Nunziata diretta da Giovanni Battista Rigon“.

Immagino che considerato il suo curriculum (musicologo con una laurea cum laude su Luigi Nono) non mancherà la musica moderna e contemporanea.

“Quello che sto cercando di ottenere è trovare un equilibrio all’interno della nostra offerta artistica. Vorrei offrire al pubblico un ventaglio più ampio possibile, dalla danza, all’opera, ai concerti e anche al crossover, esperimento quest’ultimo tentato con grande successo (sold out) con il concerto con le musiche dei Led Zeppelin, evento importante anche politicamente e socialmente per il tema dell’omicidio stradale. Anche per quanto riguarda la musica contemporanea proseguiremo l’esperienza fatta quest’anno, il ciclo classico/contemporaneo, in cui la prima parte era composta da brani in prima italiana di grandissimi compositori e la seconda era occupata dal repertorio tradizionale. Cerchiamo di stabilire nel programma della sinfonica un dialogo fra il grande repertorio popolare, i cicli sinfonici, e musiche contemporanee di raro ascolto. Cito ad esempio un programma su cui abbiamo lavorato moltissimo: con Xǔ Zhōng presenteremo musiche di Debussy abbinate alla prima esecuzione italiana di Iris Dévoiléè di Chén Qígāng, che è stato allievo di Messiaen. Sono entrambi artisti cinesi trasferitisi in Francia per studiare e perfezionarsi, e rappresentano un mondo in cui i confini fortunatamente non ci sono più. Umberto Eco diceva che i libri “dialogano” fra di loro e i compositori fanno esattamente la stessa cosa parlandosi con le loro musiche. Tanto per fare un esempio, quando si ascoltano le ultime sonate per pianoforte di Beethoven ti viene in mente uno sviluppo musicale di fine ‘800 inizio ‘900, ed infatti Pollini amava presentare nei suoi concerti le ultime sonate di Beethoven assieme ai pezzi atonali e dodecafonici di Schönberg. Il grande repertorio è essenziale anche perché abbiamo un coro e un’orchestra che hanno raggiunto un livello artistico elevatissimo, che possiamo confrontare con le migliori compagini europee, e questo non lo dico io, ma Mehta, Gatti e tutti gli altri grandissimi che l’hanno diretta. Parlando di Mehta, con lui abbiamo pensato per il 2018 a due cicli sinfonici: uno nella prima metà di aprile dedicata a Čajkovskij e a Stravinskij, e nella seconda metà di giugno un ciclo dedicato a Brahms con quattro concerti. Il tema del ciclo è appunto un tema che ci sta particolarmente a cuore…”

Su queste parole terminiamo l’intervista in quanto il pubblico sta riempiendo il cortile di Palazzo Pitti e ringraziamo il Maestro Conte per aver commentato una, anzi, quasi due stagioni future con tale ricchezza di dettagli.

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