Omega Festival 2016 – Rigoletto

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Esordiamo applaudendo il coraggio e lo spirito di gruppo di ogni artista coinvolto in questa recita di Rigoletto, e soprattutto la compagnia di canto, per essersi esibiti in condizioni che definire avverse sarebbe un eufemismo. Infatti per l’intero primo atto qualche nume ostile deve aver aperto l’otre dei venti di Eolo in direzione della villa medicea “La Ferdinanda” di Artimino, sulla cui scalinata è stato messo in scena il capolavoro verdiano. Oltre ad aver messo in pericolo le voci del cast, il vento gelido ha decisamente provato la pazienza e la capacità di resistenza del pubblico che batteva letteralmente i denti e che comunque è in maggior parte rimasto dopo il primo intervallo. Vorremmo inoltre aggiungere che non riteniamo eticamente giusto applicare a un Festival Omega, organizzazione meritoria che ha spesso offerto risultati di buon livello qualitativo, gli stessi parametri critici che utilizzeremmo per festival estivi dalle risorse ben più sostanziose.

Non è facile dirigere con una sola mano mentre con l’altra cerchi di non far volare lo spartito, eppure Alain Freiles alla guida dell’Orchestra Nuova Europa è riuscito a dirigere con aplomb e nervi saldi, senza lasciarsi distrarre dalle furie degli elementi, con una lettura tradizionale, dai tempi un pochino (almeno in questa occasione) rilassati ma coerenti e non slentati, dando il meglio al terzo atto, nell’episodio dell’uccisione di Gilda. È un giovane direttore di talento, grande musicalità e controllo del palcoscenico, gesto misurato ma deciso, che deve essere – come tutti gli altri artisti del resto – apprezzato in circostanze normali, preferibilmente in un teatro al chiuso. Di alta qualità il terzetto principale. Angelo Fiore è un tenore emergente, da me recensito più volte e sempre favorevolmente in quanto possiede un timbro piacevole e una tecnica solida con cognizione di come si debba effettuare il passaggio di registro, anche se è indubbio che il suo asso nella manica sia un registro acuto facilissimo che gli permette puntature di ogni tipo come il Re bemolle all’unisono con il soprano al termine del duetto del primo atto e un Re naturale lunghissimo alla conclusione della cabaletta del secondo atto. Puntature a iosa hanno contraddistinto anche la prova di Linda Campanella, soprano d’illustre carriera di cui Gilda è sempre stata il cavallo di battaglia; anche nel suo caso il registro acuto e quello sovracuto rappresentano il punto di forza, e quindi via libera ad ogni possibile risoluzione in acuto, fra cui, quella musicalmente orrenda di concludere il quartetto con un Re bemolle sovracuto. Poiché mi sono sempre opposto a questo tipo di operazioni, non posso tacere in questa occasione. La Campanella ha un timbro dolce, angelicato, corroborato da un’ottima tecnica, raccolta, e ben appoggiata sul fiato (lunghissimi sono i fiati, come quello interminabile alla fine di “Caro nome”) e sorretto – sovracuti fuori d’ordinanza a parte – da un buon gusto, come dimostrato nei bei portamenti che purtroppo sono quasi scomparsi nelle esecuzioni moderne. Cantante che pare rimandare all’antica scuola italiana sembra esser anche Stefano Meo, baritono di buona pasta scura, corposa, con riflessi da basso baritono nel registro grave senza però che quello acuto ne risenta, ed infatti nemmeno lui si è astenuto dagli acuti di tradizione. Fra l’altro è uno dei pochi baritoni che si sia preso la briga di eseguire i trilli su “qual vi piglia delirio, a tutte l’ore”, trilli che nei ruoli per baritono verdiano hanno quasi sempre valore di scherno. Vocalmente adeguate ma scenicamente tutte in possesso del physique du role le parti secondarie: Tullio Silvio Falzoni (Sparafucile), la procace Georgiana Costea (Maddalena), Matteo Peirone (Monterone) Piera Coppola (Giovanna), Lim Jongdal (Marullo), Marco Valeri (Borsa), Paolo Breda Bulgherini (Conte di Ceprano), Martina Barreca (Contessa di Ceprano), Alessandro Papini (Usciere), Lilla Lipari (Paggio). Volenteroso il Coro del Teatro Garibaldi diretto da Alessandro Papini.

Per quanto suggestiva sia, non deve esser facile mettere in scena un’opera su una lunga scalinata, ma Marcello Lippi, questa volta nelle vesti di regista, ha sfruttato ogni occasione offerta da tale situazione, riuscendo a evitare per la maggior parte i tranelli insiti nel fatto che per forza di cose i personaggi dovevano quasi costantemente andar su e giù per le antiche scale. Lippi ha offerto un Rigoletto tradizionale, ponendo particolare cura nella recitazione e nello scavo dei rapporti fra i personaggi. La villa di Artimino ha reso quasi automatica la trasposizione dell’azione da Mantova alla corte medicea, rappresentata soprattutto dai costumi davvero stupendi di Diletta Gazzarri, che comunque pare aver preso un po’ troppo alla lettera l’appellativo di “donna celeste” rivolto dal Duca nei confronti di Gilda.

Per concludere, un Rigoletto che ha avuto la meglio su un budget limitato e sull’inclemenza del tempo che ha messo a disagio e spettatori e artisti, e che  ha confermato che molto spesso questi festival estivi cosiddetti “minori” possono presentare spettacoli in grado di competere con quelli ben più danarosi e blasonati. 

Villa “La Ferdinanda”, Artimino – Omega Festival 2016
RIGOLETTO
Melodramma in tre atti di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi
Il Duca di Mantova Angelo Fiore
Rigoletto Stefano Meo
Gilda Linda Campanella
Sparafucile Tullio Silvio Falzoni
Maddalena Georgiana Costea
Giovanna Piera Coppola
Il Conte di Monterone Matteo Peirone
Marullo Lim Jongdal
Matteo Borsa Marco Valeri
Il Conte di Ceprano Paolo Breda Bulgarini
La Contessa di Ceprano Martina Barreca
Usciere Alessandro Papini
Paggio Lilla Lipari

Orchestra Nuova Europa
Coro del Teatro Garibaldi
Direttore Alan Freiles
Maestro del Coro Alessandro Papini
Regia Marcello Lippi
Costumi Diletta Gazzarri
Coreografie Maura Nascioli
Luci Luigi Magnani
Artimino, 13 luglio 2016

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