Torre del Lago, Festival Puccini 2016 – Tosca

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“Gentili signore e gentili signori, vi chiedo scusa, chiedo scusa a questi straordinari artisti, chiedo scusa a Giacomo Puccini. non ce la faccio più a continuare a dirigere. Alla profonda prostrazione per i fatti terribili di Nizza, a trecento chilometri da qui, su questa costa, si aggiunge la profondissima prostrazione per l’insulto all’istituto della democrazia che si è perpetrato nel comune di Viareggio. Chi mi conosce sa che sono appassionato del mio lavoro, ho lavorato con i più grandi artisti del mondo e con le più grandi orchestre, qui a Torre del Lago ai vertici della Fondazione Puccini e a capo di questa orchestra da ben 17 anni. Non voglio entrare nel merito ma poiché si è ritenuto di sostituire con un Commissario Prefettizio la persona che mi ha nominato alla Presidenza di questa Fondazione, il sindaco Del Ghingaro, indiscusso vincitore delle scorse elezioni amministrative, in completo disaccordo con questa decisione, non ho lo spirito adatto e l’entusiasmo per continuare l’esecuzione di questa sera”.

Queste sono le parole con cui il direttore d’orchestra e Presidente della Fondazione Puccini, Alberto Veronesi, ha interrotto la direzione della Tosca inaugurale, subito dopo il primo atto, per protesta contro l’annullamento dell’elezione del sindaco Giorgio Del Ghingaro da parte del TAR. Per quanto mi fossi ripromesso di non dare spazio nelle mie recensioni alle lotte e e alle beghe politiche che da sempre, ma in special modo in questi ultimissimi anni, avvolgono il Festival Puccini in un’atmosfera mefitica (con effetto venefico sui risultati artistici), azioni come quella descritta non mi lasciano altra scelta se non quella di iniziare questa recensione partendo appunto da quello che si è rivelato un autentico “coup de théâtre” che ha superato in platealità qualsiasi cosa accadesse in palcoscenico, in un’opera che di colpi di scena abbonda. Exit Veronesi, intrat Lorenzo Castriota Skanderbeg, accolto da un mare di applausi da autentico “salvator della patria”, e calorosamente omaggiato anche alla fine dell’opera. In effetti Castriota Skanderbeg, considerata – a quanto si mormorava – la pressoché assenza di prove, è riuscito a tenere ben saldo il rapporto fra orchestra e palcoscenico, oltre a far intravedere una personalità sicuramente decisa, spiccata, vigorosa, un po’ istrionica nei gesti e in grado di catalizzare l’attenzione dell’orchestra e di trasmettere quest’energia sul palcoscenico. Una lettura, la sua, nel solco della migliore tradizione italiana, scevra da moderne elucubrazioni mentali (che pure apprezzo ed anzi accolgo volentieri in altri contesti). Non è certo semplice recensire un cast che si è trovato in simili circostanze in un’opera drammaticamente complessa come Tosca, particolarmente nel secondo atto. Lucio Gallo (Scarpia) è apparso in forma migliore rispetto a tante prestazioni degli ultimi anni: il timbro, benché sempre abbastanza arido, ha mostrato più polpa che in altre occasioni, e la tessitura non lo ha messo a dura prova, se non in “Quest’ora io l’attendea!”, il momento più arduo del ruolo, dove la tessitura si fa più acuta con quelle ascese ai Fa naturali che gli hanno dato del filo da torcere. Il punto di forza di Lucio Gallo è sempre stato il fraseggio accurato e aristocratico, il quale, unitamente a una presenza scenica altrettanto nobile e misurata, ha dato vita a uno Scarpia luciferino, freddo e calcolatore, ma prono nel primo atto e nella prima parte del secondo a subitanei scatti d’ira subito repressi che esplodono poi in tutta la loro violenza nell’assalto a Tosca. Avevo ascoltato il tenore Jorge De León in una Turandot diretta da Mehta a Firenze nel 2012 ed ero rimasto tanto colpito dalle bronzee qualità timbriche, dal volume e dalla facilità di emissione, tanto da pensare che forse, se a ciò si univa l’indubbia aitanza e presenza scenica, mi trovavo di fronte a un tenore che avrebbe dominato il repertorio lirico spinto negli anni a venire; ed invece in questa Tosca ho ritrovato un cantante diversissimo, dal volume sempre notevole ma con una fonazione affidata esclusivamente alle contrazioni della gola: in poche parole, suoni forzati, fibrosi, oscillanti già nel registro centrale. Peccato, e lo dico sinceramente. Molto buona la Tosca di Hui He, soprano che almeno in questo ruolo non pare avere problemi di alcuna natura. Il timbro è pastoso, l’emissione è di buona scuola, con acuti morbidi, bei filati, fiati lunghi, e persino un registro grave più scuro e corposo di quanto abbia udito in passato. Ha quindi risolto con facilita tutti i punti cruciali del ruolo, eseguendo un ottimo “Vissi d’arte” che ha bissato senza che, secondo me, le circostanze lo richiedessero (e in ogni caso la seconda volta è riuscito un po’ meno felicemente). Il soprano cinese non è esattamente un animale da palcoscenico, e la pronuncia, pur essendo accettabile, non ha la nitidezza d’articolazione richiesta da ruoli di tal genere, ma è riuscita comunque a ritrarre una Tosca tutto sommato credibile nella sua convenzionalità.  Eccellenti le parti secondarie, capitanate da uno dei migliori Spoletta che io ricordi, Ugo Tarquini: il timbro più “importante” di quanto si ascolti in genere in questo ruolo, una scansione del testo di millimetrica precisione, insieme all’accompagnamento “secco” (termine previsto in partitura) staccato e marcato del direttore hanno hanno fatto del breve racconto di Spoletta un gioiellino di suspense musicale. Bravi anche l’Angelotti dal bel timbro scuro di Davide Mura, il Sagrestano di Claudio Ottino, che non ha ceduto alla tentazione di infarcire il ruolo di cachinni, così come lo Sciarrone di Franco Cerri e il Carceriere di Stefano Fagioli. La piccola Daria Capasso ha messo in evidenza un timbro caldo e rotondo, ed è un vero peccato che, forse a causa dell’emozione, si sia persa all’inizio dello stornello del pastorello, anche se è doveroso aggiungere che si è ripresa esattamente in sincronia con l’orchestra. Molto buono il Coro del Festival Puccini diretto da Maurizio Preziosi, così come quello delle Voci Bianche sotto la guida di Viviana Apicella.

Messo in pensione lo scialbo allestimento con le scene di Mimmo Palladino dello scorso anno, la Fondazione Festival Pucciniano presenta una produzione con scene accreditate a se stessa e costumi (bellissimi) della Fondazione Cerratelli, il tutto affidato alla regia di Enrico Vanzina, il celeberrimo sceneggiatore e regista noto soprattutto, ma non solo, per i cosiddetti “cinepanettoni”. Nelle note di regia, Vanzina assicura il pubblico di voler mettere in scena una Tosca tradizionale che segua fedelmente le indicazioni del libretto e che “esalti il lato oscuro, malvagio, sadico” di Scarpia, personaggio che evidentemente – e a buona ragione – lo affascina particolarmente, aggiungendo di voler “portare qualche segno traslato dal mondo della celluloide”.  Promesse in gran parte mantenute, anche se il contributo cinematografico si limita tutto sommato a un filmato che durante le battute finali mostra Tosca mentre cade – al ralenti – nel vuoto (fermandosi prima dell’impatto fatale, purtroppo, aggiungo io da cultore del cinema horror). In conclusione abbiamo assistito a uno spettacolo scorrevole, gradevole, didascalico (e qui non usiamo il termine nell’accezione negativa), di presa sicura per un pubblico affezionato alla tradizione ma leggermente scontato per chi – come il sottoscritto – da un dramma intenso, violento e convulso come Tosca si aspetta di esser sorpreso, scioccato e non rassicurato. 

Gran Teatro Giacomo Puccini – 62° Festival Puccini 2016
TOSCA
Opera in tre atti di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa
Musica di Giacomo Puccini

Floria Tosca Hui He
Mario Cavaradossi Jorge De León
Il Barone Scarpia Lucio Gallo
Cesare Angelotti Davide Mura
Il Sagrestano Claudio Ottino
Spoletta Ugo Tarquini
Sciarrone Franco Cerri
Un Carceriere Stefano Fagioli
Un Pastorello Daria Capasso

Orchestra e Coro del Festival Puccini
Coro delle Voci Bianche Festival Puccini diretto da Viviana Apicella
Direttore Alberto Veronesi (Atto I) / Lorenzo Castriota Skanderbeg (Atto II e III)
Maestro del coro Maurizio Preziosi
Regia Enrico Vanzina
Scene Fondazione Festival Pucciniano
Costumi Fondazione Cerratelli
Light Designer Valerio Alfieri
Torre del Lago, 15 luglio 2016

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